CENTRO SPORTIVO ITALIANO - COMITATO REGIONALE EMILIA ROMAGNA
14 dicembre 2018

Si può parlare della riforma dello sport senza isterismi e preconcetti?

 

Molto interessante - anche se al solito storpiato da tanti fattori di distorsione- il dibattito e il relativo percorso politico, legislativo e finanziario che stanno avendo luogo fra Governo e CONI per la riforma del sistema sportivo italiano. Premessa: noi esaminiamo, valutiamo, proponiamo di emendare le proposte normative in base al merito e alla loro efficacia operativa per il bene delle società sportive di base e dei ragazzi che fanno sport. So che sarà difficile da credere in un paese che forma le opinioni in base alle squadre di appartenenza e non (come dovrebbe essere) viceversa. Condividere una parte della riforma non significa essere stampelle politiche di Lega, 5 Stelle, PD ora o nella legislatura precedente. Diamo per conosciuto l'impianto della riforma per non tediarvi (chi vuole approfondire parta da qui https://www.avvenire.it/attualita/pagine/coni-scontro-riforma) e arriviamo al dunque con le poche righe che si addicono alla lettura web. Cosa è successo nello sport italiano negli ultimi 20 anni? Sostanzialmente un affaticamento dell'alta prestazione e della preparazione olimpica (pensate al calo dei successi di calcio, basket, sci, atletica, con poche eccezioni come nuoto e volley), e un cambiamento del modello di lavoro delle federazioni che si sono lentamente ma inesorabilmente spostate dalla selezione dei talenti alla promozione e diffusione della pratica di base (anche per l'ovvio calo delle risorse pubbliche), storicamente campo di lavoro degli Enti di Promozione Sportiva come Csi, Uisp, Aics (solo per citarne alcuni). E' del tutto chiaro che questa situazione, oltre a creare doppioni, crea conflitto e inefficienza. Di certo è una scelta (forse non del tutto consapevole o libera, forse obbligata dai fatti) che aiuta a mantenere le strutture e ad autopreservare le organizzazioni. In questo quadro di sovrapposizione fra attività federale e attività degli EPS, questi stessi non sono immuni da comportamenti sbagliati. La rendicontanzione al CONI di tante attività non sembra sempre corrispondere ad attività realmente effettuata, o per lo meno l'allocazione delle risorse finanziarie in base a criteri quantitativi, sembra essere un sistema che induce a storture. Agli EPS arrivano comunque briciole finanziarie in confronto a federazioni che hanno numeri di attività, società e tesserati del tutto inferiori. E il CONI recentemente ha introdotto lacci, vincoli, obblighi di trasparenza e documentazione per gli EPS che sembrano andare oltre la ragionevolezza, con un accanimento e appesantimento burocratico che desta qualche perplessità. E queste sono solo le prime cose che sovviene evidenziare a chi magari non bazzica le norme. Chi si stupisce del fatto che qualcuno voglia mettere ordine, evidentemente non ha seguito gli sviluppi di un quadro sportivo complessivo in cui gli EPS si sono sentiti progressivamente sempre più a disagio nel rapporto con CONI e le Federazioni, con cui hanno avuto frequenti problemi di sovrapposizione, competizione. A prescindere da chi la fa e come, provando ad evitare uno scontro ideologico e non informato nel merito, considerando il governo come una istituzione degli italiani con cui è diritto e dovere confrontarsi (e non una lobby di parte), a noi pare del tutto evidente che lasciare ammalorare la situazione così com'è, senza far nulla, significa andare contro gli interessi di tutti: dei bambini e delle società di base che non hanno speranza di finire a giocare in Champions League, ma anche del grande sport imprenditoriale od olimpico, che meritano contesti, norme, regole, organizzazioni e finanziamenti distinti da quelli dello sport per tutti che è il campo di lavoro degli enti di promozione come il nostro.
 

L'angolo del Presidente

Si può parlare della riforma dello sport senza isterismi e preconcetti?

Raffaele Candini

Presidente Regionale